Siamo già in clima elettorale. E’ vero che non si vota in tutte le città italiane, ma il test elettorale di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari, Trieste, Bolzano, per citare i principali capoluoghi di regione, sarà un segnale importante anche per la stabilità del governo nazionale. Le primarie del Partito Democratico sono state in questi giorni un assaggio della campagna elettorale che invaderà case e social network da qui alla metà di giugno quando si apriranno le urne vere e proprie. I trasporti, a Milano come a Roma, a Bologna ed a Napoli sono stati spesso al centro del confronto dei candidati. Lo sono stati dove funzionano bene (Milano) e dove funzionano male (Roma). Lo sono stati soprattutto con continui annunci: faremo, costruiremo, prolungheremo, renderemo efficienti, daremo gratis eccetera, eccetera, eccetera. A Milano c’è chi (la candidata sconfitta Balzani) ha promesso trasporti di superficie gratuiti per tutti per sconfiggere traffico ed inquinamento, a Roma i candidati ne hanno dette di tutti i colori. Mascia, il candidato con l’orso appresso) si è concentrato sui piccoli autobus elettrici ormai semi-abbandonati nel deposito di Trastevere perché con batterie esauste; Giachetti si è fatto vedere sulla disastrata Roma Lido promettendo l’impossibile: “bisognerà aprire un tavolo con il governo sulla vicenda delle metropolitane – ha detto -. Se divento sindaco voglio che i romani sappiano cosa e in che tempi si farà. Poi puntare sulla cura dei tram, se ne possono realizzare almeno 3 nuovi”. Le stesse cose aveva promesso Ignazio Marino, le stesse cose erano state riproposte poco prima di metà mandato con il rilancio dei progetti che puntavano sulla “cura del ferro” e sull’integrazione tra la rete metropolitana e quella Fs. Parole quasi mai seguite a fatti concreti e progetti affossati dalla burocrazia comunale, dall’incertezza di Atac e da quella storica della Regione Lazio. numero 46 – 9 marzo 2016 3 Giachetti prevede poi il prolungamento a Casale Monastero della linea B, preannunciando un accordo con il Governo. Gli fa eco Fassina, altro candidato sindaco che si chiede se quell’infrastruttura fondamentale Renzi l’abbia promessa solo ad un comune amministrato da Giachetti, o se si tratta di una butade elettorale. A Napoli Bassolino, sconfitto di misura da Valeria Valente non aveva dubbi sul programma di giunta se avesse vinto:” “Napoli ripartirà dal trasporto pubblico. Muoversi è diventata un’impresa. La città è andata indietro. I napoletani hanno diritto a mezzi puliti e frequenti. Nei prossimi cinque anni possiamo e dobbiamo completare la metropolitana. Il trasporto pubblico deve essere di nuovo un fondamentale diritto di cittadinanza”. La vincitrice, dal canto suo, dice che bisogna investire “per un trasporto pubblico più efficiente”.Avessimo intercettato un candidato che prometteva “meno trasporto pubblico”. Tutti vogliono tutto, ma poi non spiegano con quali soldi finanziare l’aumento dei servizi, l’acquisto di mezzi, il prolungamento delle linee. A Milano, dove pure qualcuno sempre si lamenta, la pensata della Balzani passa rapidamente in cavalleria. All’ombra del Duomo i lavori si stanno facendo, anzi, non si sono mai fermati: il Passante ferroviario funziona, la linea viola della metropolitana (M5) viaggia a pieno regime e si sta finalmente costruendo anche la M4. Ci sono i tram (anche quelli storici tenuti benissimo) ed i filobus, le linee metropolitane hanno da anni passato i confini cittadini e si ragiona ormai da tempo come città metropolitana. In fondo prolungare in superficie una metro costa molto meno che far buchi sotto terra e il prolungamento della Linea B di Roma a Casal Monastero non è poi un’idea tanto geniale: basta poi farlo. Da trent’anni si parla di portare la linea A fino a TorVergata: parole, parole, parole, mai seguite da fatti concreti. Ma si sa, le campagne elettorali son fatte di parole: per i fatti bisognerà aspettare sindaci, giunte, progetti esecutivi e soprattutto soldi: a Roma come a Napoli, a Milano come a Torino. Perché senza progetti e soldi, le parole restano parole. A. R.