Le promesse elettorali sono promesse elettorali, nel nostro Paese si tende a non prenderle sul serio, e questa è un’altra delle stranezze che ci contraddistinguono. Ma la proposta avanzata da uno dei candidati alla carica di sindaco di Milano (cioè, della città più avanzata ed “europea” d’Italia), non nasce isolata: anche a Genova, il Movimento 5 Stelle ha proposto (senza poi darvi seguito) di tassare con 100 euro tutti i cittadini, compresi i neonati, per garantire i trasporti gratis.
Al di là del merito e delle ragioni più o meno “ambientaliste” che vengono portate a giustificazione del bus per tutti, è sorprendente che si guardi al trasporto pubblico con categorie tutto sommato ottocentesche: il prezzo del biglietto è forse l’ultimo dei motivi che spinge le persone a non utilizzare il mezzo pubblico, l’offerta della gratuità sembra piuttosto un modo per – da un lato – “costringere” a comportamenti “virtuosi” e – dall’altro – “bilanciare” l’insoddisfazione per un servizio che si ritiene troppo difficile da migliorare. Scelte che possono apparire comprensibili se si considera che le amministrazioni sono alle prese con una politica di tagli alle risorse e di difficoltà ancora maggiori per quanto riguarda gli investimenti: dunque, niente di meglio della “fuga in avanti” della gratuità assoluta, che salva le coscienze dal dover affrontare il problema di una riorganizzazione dei servizi, di una riduzione dei costi e via dicendo.
Ma ciò che è più sorprendente è che si continui a considerare il trasporto pubblico un “buco nero” che ingoia solo risorse e non è capace di produrre reddito, anzi – per dir meglio – non è capace di contribuire esso stesso a una politica di redistribuzione del reddito; per farla breve: meglio tassare fin dalla culla i neonati o prevedere una tariffazione articolata per frequenza di utilizzo, fasce orarie, uso integrato delle varie modalità di trasporto? Tutte le città moderne occidentali hanno da tempo scelto la seconda strada: programmando le scelte sui nodi di interscambio, differenziando le tariffe, gestendo contemporaneamente la tariffazione della sosta nelle aree cittadine. In una città come Amsterdam, non serve neanche proibire l’accesso al centro cittadino, a fare da deterrente sono le tariffe della sosta, a livelli che noi probabilmente giudicheremmo “iniqui” o insostenibili socialmente: ma sono proprio quelle tariffe a garantire il funzionamento di uno dei migliori sistemi di trasporto urbano.
Anche in Italia c’è un esempio virtuoso e molto recente: a Palermo, il servizio delle nuove linee di tram è stato finanziato con l’introduzione della ZTL e dai pedaggi per l’accesso con il mezzo privato. I numeri dei primi 30 giorni di attività hanno del clamoroso: 250.000 viaggiatori, di cui 220.000 paganti e il resto abbonati, e una percentuale di evasione addirittura risibile, dello zero virgola zero cinque o giù di lì. E non si tratta solo di un risveglio di senso civico o di soddisfazione per il servizio espressa anche con il pagamento del biglietto: sui grandi corridoi di traffico e su mezzi ad alta frequenza, anche le attività di controllo sono facilitate e riguardare un numero molto ampio di passeggeri. Un motivo in più per razionalizzare la rete degli autobus nelle grandi città italiane, dove non si interviene da anni per non “scontentare” alcuno e dove le linee seguono percorsi stratificatisi nel tempo ma che non rispondono più alle odierne esigenze di traffico. Insomma, di lavoro per amministratori che volessero prendere a cuore la situazione del trasporto pubblico locale ce ne sarebbe a iosa: altro che bus gratuiti!