L’intervista che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, che ospitiamo nelle pagine del nostro Magazine*, merita davvero di essere letta: non solo perché abbraccia praticamente tutti i temi (compresi quelli d’attualità come il referendum), ma perché il ministro e l’uomo politico si confermano animati da una sensibilità sociale che viene al primo posto nella gerarchia delle preoccupazioni del ministro, che pure riveste un ruolo al centro di molti, diversi e variegati interessi, a volte – diciamo così – non soltanto ispirati alla socialità.
Per Delrio, invece, i diritti dei pendolari sono come i diritti di Rosa Parks, cioè diritti “civili”, e il “trasporto pubblico rappresenta una forma di democrazia”. E che non si tratti di frasi vuote lo conferma anche la coerenza di alcuni provvedimenti intrapresi proprio nel settore del TPL: c’è anche il ruolo del ministero (che, anche se non detiene materialmente le azioni del gruppo FSI, ha comunque grande voce in capitolo) nel grande piano di investimenti varato dalle Ferrovie Italiane per rinnovare quasi il 75% (50% attraverso una gara-quadro del valore di 4,5 miliardi di euro, 25% attraverso le politiche già portate avanti con le Regioni) del parco rotabile ferroviario nazionale.
Delrio insiste anche sugli investimenti sulla “rete storica”, cioè quegli investimenti in nuove tecnologie (apparati di controllo, sistemi di sicurezza etc.) che spesso sono capaci – mantenendo pressochè inalterata la dotazione infrastrutturale esistente – di raddoppiare o incrementare notevolmente la capacità di movimentazione dei convogli in quei “colli di bottiglia” che sono i nodi metropolitani, in pratica i fasci di binari che convergono verso le grandi stazioni dove si attestano i treni pendolari. Delrio dedica poi attenzione anche al tema numero 73- 19 Ottobre 2016 3 delle ferrovie regionali o ferrovie ex concesse, cioè quelle tratte di ferrovie locali su cui l’Asstra ha richiamato più volte l’attenzione con varie indagini, ma di cui finora – malgrado le buone intenzioni – nessuno si è mai occupato.
La questione è nota: queste ferrovie non hanno avuto investimenti in questi anni e non hanno gli stessi sistemi di sicurezza della rete ferroviaria gestita da RFI, rendendo praticamente impossibile la connessione e l’integrazione tra le due reti, oltre a creare comunque problemi sotto il profilo della sicurezza, come ha purtroppo mostrato l’ultimo tragico incidente che si è verificato a Corato di Puglia. Il tema delle ferrovie regionali è uno dei problemi che non sono stati creati, ma certo nemmeno risolti dall’assetto della distribuzione dei poteri e delle competenze tra Stato e Regioni uscito dalla revisione del titolo V e anche per questo motivo il ministro motiva il suo votare “convintamente Sì” al prossimo referendum costituzionale il 4 dicembre. Infine, è ampia, articolata e come al solito molto chiara ed esplicita la risposta che Delrio fornisce a proposito dell’annosa questione del ponte sullo Stretto di Messina.
Delrio ha consegnato agli atti parlamentari la contrarietà al progetto del Ponte così come è stato presentato in tutti questi anni, una sorta di project financing che avrebbe finito per pesare sulle spalle di aziende (come le Ferrovie dello Stato) chiamate a pagare pedaggi esorbitanti per consentire il finanziamento dlel’opera. Il ministro rivendica, però, la validità del Ponte come “opera pubblica” che deve servire a completare il collegamento fino a Palermo del Corridoio 1 e correggere l’attuale squilibrio del sistema dei trasporti tra Nord e Sud del Paese. Ma Delrio ricorda anche che il Ponte verrebbe solo a completare una serie di investimenti nel Mezzogiorno e nella Sicilia che sono in corso e che saranno portati avanti nei prossimi anni: “solo in questo contesto si può discutere se il Ponte è un’opera di rilevante interesse pubblico, nell’ambito di un corridoio europeo necessario al futuro di tutto il Mezzogiorno d’Italia”, conclude il ministro ed è una risposta che mette fine a tutte le tante, troppe polemiche che si cerca di alimentare su questo argomento.
*In collaborazione con il giornale on line “Qualcosa di Napoli”