Parma: il mediatore culturale viaggia sul bus. Un progetto di Cap, Caritas e Provincia

Prato, 17 GIU – Migliorare i rapporti e la comunicazione tra personale CAP e passeggeri, autoctoni e stranieri. E’ questo l’obiettivo del progetto, partito proprio in questi giorni, “Mediatori in bus”, realizzato in collaborazione da CAP e Caritas Diocesana con la partecipazione della Provincia di Prato.
Finanziato dalla Provincia attraverso il Fondo sociale europeo con 15 mila euro, il progetto è stato presentato questa mattina dalla vice presidente Ambra Giorgi, dal presidente e dal direttore della Cap, rispettivamente Giuseppe Gori e Alberto Banci e dalla direttrice di Caritas Idalia Venco.
“L’autobus non è solo un mezzo di trasporto, ma un luogo di incontro quotidiano di culture diverse. Gli spazi ristretti e la necessità di conoscere e rispettare delle regole sono all’origine di molti conflitti – ha detto subito Ambra Giorgi – Realizzare una formazione teorica e pratica per gestire i conflitti e superarli è l’obiettivo di questo progetto”.
“Prato è un laboratorio di intercultura e l’autobus è proprio un modello di laboratorio ideale – ha aggiunto Idalia Venco – Dobbiamo riuscire a utilizzare tutti i temi e gli spazi che abbiamo a disposizione per fare intercultura”.
Gori e Banci hanno sottolineato come il servizio di trasporto pubblico debba essere uno strumento di condivisione oltre che un servizio per la città. “Alla fine del percorso, che toccherà in particolare quelle zone e quelle linee dove già sappiamo si verificano più conflitti, speriamo di essere più capaci di gestire situazioni difficili. Siamo fra i primi in Italia a sperimentarlo, come sempre Prato può fare da apripista”.
“Mediatori in bus” è un progetto che mira all’integrazione socio-culturale delle numerose etnie presenti sul territorio attraverso l’introduzione di una figura con competenze specifiche: il mediatore culturale. Si articolerà in due fasi distinte: la formazione, rivolta agli addetti alla verifica ed ai mediatori culturali e l’operatività assistita, in cui gli stessi partecipanti alla formazione saranno chiamati a svolgere la funzione di mediatori culturali intervenendo nelle situazioni più delicate e conflittuali a bordo degli autobus. I partecipanti hanno un’età che va dai 33 ai 54 anni. Si tratta di personale abitualmente a contatto con l’utenza presente sui bus e che con maggior frequenza si trova ad affrontare situazioni di criticità legate all’attività di verifica svolta. Sui mezzi CAP ogni anno si fanno 160 mila verifiche, il 10% delle quali scopre passeggeri non in regola.
Il progetto prevede la partecipazione di 16 verificatori di CAP e 6 persone extracomu-nitarie, provenienti dalla Nigeria e dal Maghreb, individuati da Caritas divisi in due gruppi composti ciascuno da 8 verificatori e 3 immigrati. La parte in aula, gestita da due docenti, uno psicologico e un mediatore culturale, prevede con 39 ore di formazione di fornire ai partecipanti coinvolti conoscenze essenziali e strumenti metodologici nuovi ed utili alla comunicazione interculturale. La formazione ‘pratica’ avverrà naturalmente sui bus. Su ogni percorso interverrà un gruppo formato da due verificatori e tre mediatori all’interno del quale verrà favorito lo scambio di valori, regole, attese, schemi mentali tra identità culturali diverse.
Gli obiettivi sono molteplici, anzitutto costruire un modello di clima interculturale sostenibile per l’azienda stessa e per l’humus culturale in cui è inserita, favorendo l’inclusione sociale degli immigrati, ma anche favorire negli utenti al servizio, immigrati e non, e negli operatori, la visione del trasporto pubblico come un bene comune da proteggere e preservare, riscoprendo il piacere del viaggio.
Il percorso formativo permetterà di sviluppare competenze comunicative e relazionali nel personale addetto alla verifica in modo da attivare un processo di integrazione con gli utenti che aumenti la fiducia reciproca e migliori il senso di sicurezza di chi viaggia in autobus. Più rispetto dei diritti e doveri, maggiore uso dei biglietti, minor numero di azioni sanzionatorie, sono la via maestra per la cittadinanza attiva.
I mezzi di trasporto pubblico vengono utilizzati ogni giorno da persone di più nazionalità, con rischi di incomprensioni e tensioni che a volte rendono il mezzo stesso poco sicuro, da qui la necessità di individuare strategie di coesione sociale che possano favorire l’instaurarsi di un dialogo guidato e più costruttivo. I tanti reclami recapitati all’azienda e la rilevazione di episodi di conflitto a bordo, spesso generati proprio da incomprensioni dovute alla distanza culturale, hanno evidenziato l’esigenza di intervenire, considerando anche che una delle principali cause di infortunio lavorativo degli ultimi anni per il personale CAP è quello delle aggressioni sul bus, subite principalmente dal personale di verifica. La CAP è una società cooperativa che conta circa 450 dipendenti e gestisce il TPL nella Provincia di Prato.