Nel 2016, o al massimo entro i primi mesi del 2017, dovrebbe giungere a compimento il processo di quotazione in borsa e collocazione delle azioni presso investitori privati di una quota di minoranza (pari finora a circa il 40 per cento) del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. E’ uno degli appuntamenti più importanti dei prossimi mesi e uno degli argomenti di maggior dibattito, e per questo la Società italiana di politica dei trasporti (SI.Po.Tra) ha promosso un convegno alla Camera dei deputati, che ha destato un vivo interesse e che è vissuto di molti interventi significativi. Chi volesse approfondirne gli argomenti, può ritrovare tutte le relazioni sul sito di FerPress o le registrazioni audio degli interventi. Si è discusso di privatizzazione, ma inevitabilmente si è discusso anche – e forse soprattutto – di trasporto pubblico locale.
Il trasporto ferroviario ha un ruolo strategico nei sistemi di mobilità urbana e regionale: in molti paesi (soprattutto del Nord Europa), la rottura dell’antico equilibrio monopolistico ha portato alla nascita di un vero mercato competitivo, con grandi gruppi che si sono affermati a livello internazionale e sono pronti a fare il loro ingresso anche in Italia. Svezia e Gran Bretagna guidano la classifica di quei paesi che vedono una pluralità di operatori (in Gran Bretagna tutti interamente privati) in concorrenza per il mercato delle linee e dei servizi via via messi a gara; in Germania, l’operatore incumbent Deutsche Bahn ha dovuto cedere il 30 per cento del mercato ai concorrenti, ma la crescita complessiva del numero dei passeggeri che si sono rivolti alla ferrovia non ha scalfito la sua posizione dominante e ne ha fatto crescere i fatturati.
Un effetto positivo della concorrenza ben riassunto dalle cifre fornite da Giuseppe Sciarrone, manager della prima impresa ferroviaria merci concorrente e poi di NTV, prima società ad operare nel trasporto passeggeri sulle linee Alta velocità: aumento esponenziale dell’offerta (80.000 treni/km al giorno nel 2011 contro gli oltre 120.000 treni/km nel 2015, un incremento pari al 50%); uno straordinario aumento della domanda, cresciuta del +55% e in una percentuale 3-4 volte maggiore degli anni in cui non c’era la concorrenza; una diminuzione dei prezzi stimata in una percentuale di circa il 30%, ma – soprattutto – un impressionante miglioramento della qualità del servizio, in grado di cambiare radicalmente l’immagine della ferrovia, facendone il concorrente più temibile dell’aereo e dell’auto privata.
L’Italia è un paese all’avanguardia nell’alta velocità, ma non altrettanto nel trasporto ferroviario regionale, dove a volte le fughe in avanti della legislazione (attuate spesso in maniera contraddittoria e senza un disegno organico che tenga conto delle specificità del settore) si scontrano con la mancata soluzione dei problemi strutturali: la concorrenza per il mercato è possibile se esiste un quadro di regole che garantisce certezza per gli investimenti e una giusta redditività per le imprese, che devono essere sfidate a ricercare la maggiore efficienza. Ma questo quadro di regole certe ancora non c’è, anzi spesso si continua ad andare ognuno per sé: che è il modo migliore per ritrovarsi deboli, piccoli e indifesi verso le imprese concorrenti straniere, ripetendo esperienze purtroppo viste troppo spesso nella storia del nostro Paese.

A.D.