Molte volte abbiamo scritto sulla difficolta di conciliare diritto di sciopero e diritto alla mobilità. Ma ciò che è successo in questi giorni a Roma non si può certo ignorare. Centro della città impazzito per blocchi stradali in piazze strategiche, sciopero ad oltranza dei tassisti (anche nel resto d’Italia) con relative manifestazioni coincidenti con quelle dei bancarellari, faticoso accordo e, finita l’agitazione delle auto di piazza, un bello sciopero di alcune sigle sindacali del TPL. Se da una parte è vero che non tutti usano i taxi, che non tutti usano il trasporto pubblico, che c’è sempre la possibilità di andare a piedi, in bicicletta, in motorino, con l’auto privata (con la possibilità di accesso alle zone ZTL quando c’è uno sciopero) e qualche remota possibilità di usare il car sharing, dall’altra ciò che è successo in sette giorni nella Capitale ha portato i suoi abitanti a livelli di esasperazione tali da far riflettere sulla capacità del sistema di gestire situazioni così complesse. I tassisti rivendicano il loro ruolo di servizio pubblico (a differenza degli Ncc che sono considerati una normale attività di noleggio). Se si è servizio pubblico si dovrebbe sottostare alle normali regole del servizio pubblico, anche quando si dichiarano degli scioperi (nel caso dei taxi sarebbe opportuno parlare di “serrata”): primo sciopero con orario limitato e preavviso, secondo sciopero 24 ore con preavviso, servizi minimi garantiti o fasce di garanzia. Tutto questo per i taxi non esiste: sarebbe quindi opportuno definire questa modalità di trasporto come semi-pubblica: è sottoposta a regolamentazione per quanto attiene la licenza, i turni di lavoro, le tariffe, la sosta in stalli gratuiti e segnalati. Ma poi il lavoratore può decidere di non lavorare per sei giorni di fila, e senza preavviso, senza essere raggiunto da precettazione (forse anche per la disattenzione del Prefetto) o sanzione pecuniaria. E qui viene il punto: la sanzione può essere – ci si perdoni il termine – irrogata solo alle organizzazioni sindacali che dichiarano lo sciopero fuori dalle regole. E qui viene il “bello”. Quali sono le organizzazioni sindacali se non esiste una forma di riconoscimento pubblico e se, come in questo caso, i sindacati neppure sottoscrivono contratti di lavoro perché parliamo di lavoro autonomo. Al tavolo del ministero dei Trasporti con Delrio, Nencini e Simona Vicari, per una trattativa che si è conclusa con un accordo erano sedute 21 organizzazioni sindacali. Il ministro, e qui vedremo veramente le sue grandi attitudine di endocrinologo, propone di trovare una soluzione che possa conciliare le due parti in “guerra” mettendole tutte allo stesso tavolo. E se anche gli Ncc si presenteranno con una nutrita schiera di sindacali, le riunioni si dovranno fare al Circo Massimo. Rientrata la protesta dura, dei fumogeni e dei cori da stadio, finito lo sciopero di qualche dipendente Atac che ha generato il solito effetto annuncio che spinge la gente ad usare l’auto privata, lasciando gli autobus guidati dai tantissimi che non scioperano mezzi vuoti ma fermando per quattro ore la linea A della metropolitana, rimane l’amarezza di aver visto una sindaca che viene dal movimento simbolo del “tutto-on-line” solidarizzare con chi faceva i blocchi stradali contro gli autisti di UBER, un altro simbolo del “tutto-on-line”. La confusione sotto il cielo della Capitale è molta.