La fusione fredda: un progetto che viene da lontano, fatto di elementi veri, di rallentamenti e frenate, di tattiche politiche, di contrasti tra forze politiche: un tira-e-molla che negli ultimi giorni ha subito un’accelerazione che ha riportato la palla sul dischetto al centro del campo. E la partita è molto complicata perché in campo ci sono Ferrovie Nord Milano, società quotata in Borsa e controllata con il 57,57% da Regione Lombardia (a motore leghista) e con quote del 14,74% di FSI e del 3,74% del gruppo Gavio. La FNM è proprietaria del 50% di Trenord, la quale a sua volta ha come altro azionista, per il restante 50 %, Trenitalia. FNM possiede varie partecipazioni, dalla DB Schenker ad alcuni vettori su gomma, da una società elettrica nel Canton Ticino ad una società di car sharing, e, buon’ultima, una partecipazione importante in ATV, azienda che gestisce il TPL a Verona. Cosa non di poco conto, FNM possiede e gestisce 300 km di rete ferroviaria interconnessa con quella di RFI. Intrecci societari complessi che di fronte ad ipotesi aggregative fanno pensare ad architetture non di facile realizzazione. Altro protagonista della partita è ATM, la seconda azienda di trasporto pubblico locale (e certamente la più efficiente nel nostro Paese) interamente controllata dal Comune di Milano (a motore di centro-sinistra). Ci sono poi altri comprimari, che stanno a guardare: sono le aziende di TPL di Bergamo (ATB e TEB), quella di Brescia (Brescia Mobilità). Ma per ora questi sono stati messi all’angolo dalle “trattative” avviate dai due possibili sposi: Trenord e ATM. Ma ci sono trattative in corso o per ora ci si sta solo ancora fiutando? E chi partecipa alle trattative? Solo tecnici o anche vertici con ruoli decisionali? Qualche giorno fa una prima indiscrezione viene pubblicata dal Corsera secondo cui ci vorrebbe solo un mese di tempo per capire se la maxifusione andrà in porto. Secondo la ricostruzione del giornale di via Solferino in un nuovo incontro tra Ferrovie dello Stato, FNM e Comune si sarebbe fatto un decisivo passo in avanti verso la realizzazione della super holding che potrebbe avere un fatturato di due miliardi di euro che piazzerebbe la nuova società al nono posto tra i gruppi di trasporto pubblico europei. Il giornale si spinge a rivelare che “le quote saranno equamente distribuite tra i tre soci. Detto in altri termini: la richiesta di FSI di avere una posizione forte o comunque una quota significativa della nuova società è stata gentilmente rispedita al mittente. Se si parte, si parte tutti dalla stessa posizione. Unica concessione: ci potrà essere un’oscillazione in base agli investimenti futuri. Ma senza che nessuno possa esercitare un potere di controllo esclusivo”.
Benzina sul fuoco ne mette poi il presidente di FNM Gibelli, che proprio ieri nel primo pomeriggio licenzia una nota nella quale si confermano le indiscrezioni di stampa sul progetto di fusione precisando (a Borsa aperta) che “sono attualmente in corso analisi e valutazioni preliminari in merito alla fattibilità di una eventuale operazione di integrazione, che potrebbe coinvolgere FNM”, facendo poi trapelare che una decisione sarebbe presa entro il giugno prossimo. Apriti cielo: le reazioni non si fanno attendere. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala (a Borsa chiusa) picchia forte a margine della seduta del Consiglio comunale: “No, non è più vicina la fusione Atm – Trenord”, quella diffusa da FNM – dice – è stata “una dichiarazione superficiale e certamente anche inopportuna”, perché pensa che “in questo momento la cosa che bisogna evitare di fare è proprio parlare a sproposito”. E neanche Renato Mazzoncini, AD del gruppo FSI, ci sta e interpellato dall’ANSA dice (anche lui a Borsa chiusa): “Abbiamo costituito un tavolo a tre per valutare lo schema societario, è un lavoro complesso e siamo ad una fase assolutamente preliminare”. “Non si capisce perchè Gibelli – prosegue – se ne esca con dichiarazioni non concordate, indicando tempistiche non realizzabili. Nel momento in cui si arrivasse a conclusione di questa prima fase di valutazione, si dovrebbe studiare la nuova governance e poi comunicare tutto all’Antitrust: è un’operazione totalmente incompatibile con giugno”. “Una comunicazione di questo genere è inopportuna. E’ inopportuna – aggiunge alla collega che lo intervista – se non altro perchè si annuncia come fatto qualcosa che stiamo valutando se è opportuno fare o no”. “Noi – conclude il top manager delle ferrovie – per primi siamo pronti ad evoluzioni, ma il tema rimane quello del servizio e degli investimenti. Abbiamo detto più volte che siamo disponibili a investire in Lombardia, come stiamo facendo in altre regioni, soprattutto su treni nuovi che rappresentano il principale problema del trasporto ferroviario lombardo”. Il titolo di FNM, il 14 febbraio, ha brillato nel listino di Milano fino a sfiorare, in chiusura, il + 10%.