Il No ha prevalso con una netta vittoria ed ora i commentatori politici si esercitano per cercare di indovinare il dopo Renzi. Gli scenari possibili sono sempre i soliti: un governo tecnico, un complicato e difficile governo politico, un governo con il mandato esplicito di arrivare a una nuova legge elettorale oppure l’alternativa secca di andare subito al voto. La decisione sulla strada da seguire, che in ogni caso si presume assai complessa, spetterà – come dice la Costituzione – al Capo dello Stato, e nessuno invidierà in questo momento il compito di Mattarella. Il massiccio voto di protesta che, con tutta probabilità, ha travolto non solo e non tanto “questo Governo”, ma un’intera classe politica, che una grandissima maggioranza ritiene non in grado di rispondere alle proprie esigenze, apre prospettive che non possono non preoccupare. E, in particolare, preoccupano noi che seguiamo il comparto dei trasporti, che di tutto aveva bisogno meno del prevedibile stallo che seguirà all’apertura della crisi politica. Il segnale che arriva da Alitalia, ad esempio, aggiunge preoccupazione a preoccupazione: la compagnia sembra resistere ad ogni tentativo di salvataggio, anche di quelli che sembravano tra i meno improvvisati, e la vicenda potrebbe diventare un paradigma del destino dell’intero Paese. Tutti sembrano scacciare ipotesi nefaste, ma anche la disperata ribellione della Grecia non ha condotto agli esiti sperati dalla popolazione, che pure si era mobilitata in massa per lanciare il proprio “grido di dolore”. FerPress ed il nostro Magazine sono stati tra i pochi organi di informazione a seguire con particolare attenzione il rinnovato spirito di
intesa che ha accompagnato alcune riforme, basti pensare alla riforma dei porti, e – in particolare – l’azione del ministro Delrio, soprattutto per quanto riguarda gli indirizzi strategici e l’impulso dato agli investimenti per una “cura del ferro” nei collegamenti intermodali e in un settore fondamentale come il trasporto pubblico locale. Sarebbe bene che questo patrimonio non andasse disperso, ma non si può ignorare che – anche in questo settore – si affacciano nuvole, perché la sentenza della Consulta ha in qualche modo riaperto i giochi sulla riorganizzazione della Pubblica Ammini
Dopo la vittoria del No: Renzi lascia ma i problemi del comparto trasporti sono sempre lì
numero 80 – 7 Dicembre 2016
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strazione e sul riassetto delle partecipate, e ora incertezza si aggiunge all’incertezza. Vogliamo poi ricordare alcuni degli altri temi in agenda e che ora rimangono “appesi”: nel 2017, sarebbe dovuta arrivare la decisione definitiva sulla fusione tra Rete Ferroviaria Italiana e Anas e il varo dell’altro progetto riguardante la quotazione in borsa della parte di Trenitalia che gestisce i servizi di Alta Velocità (le Frecce) e gli Intercity. Il piano industriale del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane prevede non solo una massiccia mole di investimenti, ma anche ambiziosi programmi di espansione e protagonismo nel comparto della mobilità locale, nonché la ristrutturazione del settore merci con la nascita di una nuova società, Mercitalia, che dovrebbe acquisire un ruolo importante nella logistica. Il timore più grande è che la non facile ricerca di soluzioni conduca a una situazione di stallo, che – in effetti – è l’ultima cosa di cui il comparto dei trasporti ha bisogno. Nel settore del trasporto pubblico locale, ci sono alcune situazioni di particolare sofferenza. Basti pensare ad Atac e all’intero sistema trasportistico della Capitale, dove già si avverte tutta la difficoltà di ritrovare la capacità di costruire una cabina di regìa unica. La giunta guidata dalla sindaca Raggi ha già
bocciato ogni ipotesi di aprire alla possibilità di una eventuale acquisizione da parte di Ferrovie dello Stato, ma contemporaneamente la Regione Lazio sembra non completamente a sfavore di una prospettiva di trasferimento a RFI dei binari delle ferrovie ex concesse, mentre il destino delle metropolitane della Capitale rimane appeso ad una vaga prospettiva di intesa con il Governo. Insomma, una situazione che – con una frase fatta – potremmo definire “densa di incognite”: tutto il Paese confida nella saggezza sperimentata del Presidente della Repubblica, ma effettuare previsioni su ciò che accadrà domani è qualcosa che – probabilmente – sfugge anche ai migliori analisti. Quel che sicuramente ci sentiamo di interpretare è il desiderio di tutti o di gran parte degli operatori che il cammino intrapreso non sia interrotto. La politica ha le sue esigenze e tutta la legittimità, ma l’economia è spesso ciò su cui si regge l’intera architettura, e sarebbe bene tenerne conto.