“Missione possibile”: così ATAC ha intitolato la presentazione degli obiettivi dell’azienda per il 2016, dopo la rivoluzione che ha portato alla nomina di Armando Brandolese come amministratore unico e Marco Rettighieri come direttore generale. Il nuovo corso comincia anche con l’indicazione trasparente dei principali dati aziendali e l’indicazione di obiettivi che dovranno essere raggiunti già nel corso di quest’anno, e che dunque saranno verificabili in tempi brevi. Atac è la più grande azienda di trasporto urbano in Italia, che impiega circa 12mila dipendenti, 1.300 dei quali impiegati nei servizi dei treni metropolitani e regionali, un’altra piccola azienda in una realtà più grande in cui il personale adibito al servizio di superficie supera sia pur di poco le 6.000 unità. L’azienda ha fatto anche chiarezza sulla dotazione dei mezzi: i “bus netti” sono 1.920, i bus realmente circolanti ogni giorno 1.303. Sono alcune delle cifre che hanno alimentato anche molte polemiche sulla gestione di Atac, e che ora sono messe nero su bianco; una nota spiega che i 734 mezzi di superficie fermi sono così ripartiti: 168 sono tram, filobus e bus elettrici non utilizzabili, 230 vetture sono ferme per mancanza di materiale, 336 per lavorazioni varie (i dati sono riferiti a marzo 2016). Evidenziato anche il dato dell’anzianità del parco mezzi: l’età – media – dei bus è di 10,2 numero 49 – 6 Aprile 2016 3 anni, quella dei tram 32,2 anni, un dato che dovrebbe apparire più significativo di tanti discorsi; non va molto meglio per l’età dei convogli della metropolitana, che segnalano una certa modernità (per dir così….) per i treni della linea A (11 anni), mentre la media si innalza per i treni della linea B (18,7) e s’impenna a livelli davvero considerevoli per i convogli delle ferrovie metropolitane o regionali (rispettivamente: 17,6 per i treni della Roma-Lido; 62,0 per Termini-Centocelle; 22,5 per la Roma-Viterbo). Non sorprende che, con queste cifre, la situazione del trasporto pubblico romano sia in cima alla lista dei problemi indicati dai cittadini e in cima anche agli impegni che intendono assumersi i candidati alla carica di prossimo sindaco di Roma. La fredda realtà delle cifre e l’entità di alcuni dati dovrebbe però suggerire di rifuggire dalle semplici soluzioni o dallo scarico delle colpe unicamente sulle gestioni precedenti: l’abbandono del trasporto pubblico romano ha radici che affondano anche nella politica nazionale del settore e, in generale, della mancata soluzione dei problemi dell’amministrazione locale in una città come Roma, che – occorrerebbe non dimenticarlo – è la capitale d’Italia, oltre che una città che attrae ogni giorno ben oltre la metà (c’è chi stima il 70 per cento) della popolazione in movimento nell’intera regione. Il passato è il passato, e più interessante – quindi – diventano gli obiettivi della “missione possibile” per il 2016: l’ATAC promette 150 bus in più (pari al 10% della flotta attuale) in servizio, di cui 100 saranno bus rinnovati e 50 interamente nuovi, più 80 nuovi bus a metano che dovranno arrivare dall’utilizzo dei fondi UE. Nell’estate, partirà la manutenzione straordinaria (sostituzione binari e linea elettrica) delle linee delle metropolitane A, B e B1 e verrà definito il piano per il rinnovo di linee e treni sulla Roma-Lido. Un capitolo quasi inevitabile riguarda la lotta all’evasione: gli obiettivi 2016 sono quelli di ridurre a zero l’evasione in metro, attraverso la tecnologia e politiche di contrasto (fra cui viene indicata anche l’adozione di una politica di “success fee”, di incentivo premiale per chi contribuisce ad aumentare gli incassi), e di dimezzare l’attuale tasso di evasione (stimato intorno al 25%) su bus di superficie e ferrovie. L’azienda ha presentato anche l’organizzazione produttiva finalizzata alla gestione dei processi, che riflette il volto della nuova azienda dopo la ristrutturazione che ha interessato le varie posizioni dirigenziali: ora non resta che attendere l’Atac alla prova dell’ormai famosa “missione possibile”.