Sicurezza nei trasporti: serve maggiore rispetto per ‘la cosa pubblica’

E’ l’episodio più recente, ma arriva dopo una lunga serie di fatti che preoccupano non poco. Nelle notti di venerdì e sabato della scorsa settimana sono state distrutte trenta pensiline dell’azienda dei trasporti di Napoli. Venti erano state distrutte nei giorni scorsi. Contro questi atti vandalici l’azienda, dice Alberto Ramaglia, Amministratore Unico di ANM, “sta organizzando una task force di controllo ed unitamente ai controlli di pubblica sicurezza che stanno già dando i loro frutti. E speriamo che lo sforzo non sia vano visto che negli ultimi anni abbiamo investito notevoli risorse per l’installazione di centinaia di nuove pensiline in città. Mi auguro, ha aggiunto, che gli autori vengano perseguiti con tutti i mezzi a disposizione. Facciamo inoltre un appello al senso civico di chi abita in questa città, e a chi dovesse essere testimone di questi atti criminosi di non avere timore a denunciare o segnalare alle forze dell’ordine”. Questo succede a Napoli, ma di casi ne potremmo citare a decine. Gli ultimi mesi sono stati segnati da una recrudescenza di vandalismo nei confronti dei mezzi di trasporto pubblico (autobus, treni, stazioni) e da alcuni episodi di violenza ed intolleranza nei confronti del personale in parte dovuti ad azioni di controllo antievasione, ma non solo. Cosa si nasconde dietro un vandalo che distrugge una pensilina degli autobus o di una passeggera che aizza il proprio cane contro una autista per costringerla a partire? Che cosa passa per la testa a tre ubriachi che gettano immondizia su un autobus dell’ATM di Milano perché l’autista li ha fatti scendere perché infastidiscano gli altri passeggeri? Forse è sempre stato così: il vandalo vuol rompere comunque qualcosa perché deve sfogare la propria aggressività e se la “cosa” è pubblica vuol dire che “non è di nessuno”. Se il ferroviere, o il controllore sull’autobus gli chiede di mostrare il biglietto lui non lo fa e se insiste tira fuori il bastone (o il macete) e si fa giustizia da se. Le cronache durante l’estate, soprattutto sulle pagine locali, testimoniano un accentuazione di un fenomeno, che a nostro parere coincide con una maggiore attenzione dell’opinione pubblica sul mondo dei trasporti. Sempre di più la pubblicità sceglie i mezzi di trasporto per le proprie location, tutte le città (finalmente anche in Italia) adottano politiche restrittive del trasporto privato a favore di quello pubblico o condiviso e se queste vengono accolte positivamente da parte di ampi strati della popolazione (sempre più attratti dall’idea di poter abbandonare l’automobile) altri reagiscono con fastidio, odio, violenza. Da più parti si invoca l’intervento di ronde, più o meno armate. L’azione terroristica, avvenuta un mese fa sul Thalis diretto a Parigi ha riacceso un segnale d’allarme sul tema generale della sicurezza nei trasporti e la situazione preoccupa non poco i vertici delle polizie europee, ora impegnate a cercare nuovi sistemi per filtrare i passeggeri prima dei binari nelle stazioni (ma solo per i servizi ad alta velocità). In giro per l’Europa si cominciano a vedere barriere d’ingresso alle stazioni, filtri e transenne per scoraggiare i malintenzionati, ma non può essere questa la strada. Ed allora che fare? Sempre maggiori controlli, certo. Maggiore sensibilità da parte delle Forze dell’ordine, e magari anche di tutti i dipendenti pubblici nei confronti della “cosa pubblica”. Inasprimento delle pene? Basterebbe applicare quelle attuali, ma se la Magistratura considerasse il danneggiamento della cosa pubblica, o le minacce a chi esercita un pubblico servizio un’aggravante e non un’attenuante, sarebbe meglio. I mezzi pubblici non sono “blindabili”; sono la nostra strada su ruote, sono il modo per muoversi meglio e con minor impatto. E l’autista è colei o colui che ci consente di non guidare, di non pagare il parcheggio, o il pedaggio, o il bollo della ZTL.. Il trasporto pubblico deve diventare oggetto “cult”, non solo per la pubblicità, ma anche per la gente che lo usa e soprattutto (parliamo di Roma) per quel 30% della popolazione che una recente indagine ha dichiarato di non aver mai – ripeto mai – usato i mezzi pubblici di trasporto.