21 settembre 2019

Sardegna: riforma TPL, inizia fase di ascolto. Careddu, fondamentale concertazione con enti, aziende e lavoratori

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 Cagliari, 20 NOV – La Regione inizia il percorso di confronto con gli enti locali, le aziende e le parti sociali sulla riforma del trasporto pubblico locale (TPL). Oggi, nella sala anfiteatro di via Roma a Cagliari, l’assessore dei Trasporti Carlo Careddu con il direttore generale Gabriella Massidda, gli advisor incaricati di effettuare gli studi, il presidente dell’Anci Sardegna, Emiliano Deiana, e il presidente del Consiglio delle autonomie locali Andrea Soddu, hanno incontrato sindaci e amministratori, rappresentanti delle imprese e dei lavoratori.

“L’intento è stato quello di fornire elementi di conoscenza affinché tutti gli attori del processo possano partecipare, ciascuno con le proprie competenze, alla determinazione di una riforma importante – dice Careddu – che prevede la creazione di nuovi bacini di mobilità e dei relativi enti di governo per garantire qualità ed efficienza dei servizi essenziali, così come richiedono le norme nazionali e comunitarie in materia, entro la fine del 2019. Le decisioni finali – aggiunge l’Assessore – saranno assunte dal legislatore sulla base di molteplici vincoli e variabili normative, tecniche e politiche, una delle quali, per noi fondamentale, è quella della concertazione”.Sistema efficace. L’obiettivo, come prevede la norma regionale, è quello di riorganizzare e di sviluppare il trasporto collettivo per assicurare un sistema integrato, idoneo ed efficace e per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini. Il percorso stabilito dalle leggi nazionali e comunitarie prevede l’individuazione di nuovi bacini di mobilità e la successiva definizione degli obblighi di servizio pubblico entro il 3 dicembre 2019.

Lo studio. I consulenti incaricati dalla Regione, in seguito a selezione pubblica, oggi hanno esposto a una folta platea di sindaci e parti sociali uno studio sulla definizione dei bacini di mobilità per il trasporto pubblico locale finalizzato, come prevede la riforma, alla riorganizzazione dei servizi urbani ed extraurbani. Sono state individuate più ipotesi sulle quali si è aperto il confronto.
Il metodo di lavoro degli advisor ha previsto la valutazione della domanda sistematica e potenziale sulla base dei dati Istat e di Sardegna Statistiche e l’insieme dei servizi di trasporto. La mobilità giornaliera aggiornata al 2014 è pari a 693.675 spostamenti sistematici. Il mezzo più utilizzato è l’auto privata (67%), segue la mobilità lenta (pedonale, ciclistica etc) al 21% e il trasporto pubblico locale al 12%.

I dati. Il 95% degli spostamenti ha origine e destinazione all’interno del territorio delle ex province sarde mentre solo il restante 5% ne attraversa i confini. La domanda è fortemente polarizzata rispetto al capoluogo e all’area di Sassari con altre rilevanti interrelazioni tra Carbonia, Iglesias e Cagliari e Alghero e Sassari. Un numero di spostamenti inferiore è stato quindi rilevato in zone definite a “domanda debole” composte da 78 Comuni nell’Anglona, nel Meilogu, Marghine, Barigadu e nella Marmilla dove vi è anche un basso indice demografico, un alto indice di anzianità, bassa densità abitativa e quindi scarsa domanda di mobilità. I servizi di trasporto pubblico locale automobilistico della Sardegna sono erogati da 57 aziende delle quali 52 private e 5 pubbliche che producono 67.312.770 bus-chilometro/anno di cui circa il 33% è relativo ai servizi urbani; 3.61.478 corse/anno, di cui il 61% afferente all’offerta urbana; 6079 corse giornaliere di cui il 58% attribuibile al servizio extraurbano.

Gli scenari. Sulla base di questi dati e dell’assegnazione dei 377 Comuni della regione in 95 aree omogenee facenti capo ai poli attuali dell’offerta TPL, in funzione della domanda, dei tempi di percorrenza a di una serie di criteri da soddisfare come per esempio i collegamenti verso scuole, ospedali, grandi imprese, gli advisor hanno individuato tre scenari di mobilità possibili suddivisi in: tre bacini (nord, centro e sud); due bacini (centro nord e sud); due bacini (nord e centro sud). Ogni bacino deve necessariamente contenere un’utenza minima di 350mila abitanti e deve rispondere a un generale principio di sussidiarietà tra zone a domanda elevata e zone a domanda debole. Ciò non esclude un ulteriore scenario con bacino unico regionale sostenibile nella misura in cui esso risponda ai parametri dettati dalle leggi.

Le scadenze. Entro dicembre 2019 gli affidamenti dei servizi di TPL dovranno conformarsi al regolamento comunitario 1370/2007. La legge di riforma dovrà essere finalizzata principalmente a istituire i bacini di mobilità, a definire gli enti di governo di tali bacini, a ridefinire la distribuzione di competenze tra i soggetti pubblici coinvolti nella programmazione e nel governo del trasporto pubblico locale. Il peso di ciascun ente partecipante dovrà essere definito secondo logiche legate all’estensione territoriale e alla popolazione residente.