Priorità alle metropolitane, la svolta del DEF nell’Allegato Infrastrutture per la mobilità sostenibile

Addio alla Legge Obiettivo e alla “retorica” delle grandi opere e una decisa svolta verso la Mobilità sostenibile, confermata soprattutto dall’inserimento delle metropolitane tra le “priorità delle priorità” delle opere sicuramente finanziate. Quest’anno l’Allegato Infrastrutture del DEF (Documento di Economia e Finanza) presenta per la prima volta una selezione draconiana (un “Piano di interventi realistici e maturi”, lo si definisce nello stesso documento) di 25 “opere prioritarie” e le Metropolitane costituiscono la terza voce dopo ferrovie e strade:  12.140 i milioni di euro stanziati, pari al 17% del totale contro un 40% delle ferrovie e 36% per cento delle strade. Ma questo confronto rischia di dire poco:  l’estensione di ferrovie e strade è, infatti, enormemente superiore all’estensione delle linee metropolitane. Dunque, si può dire che mai come in passato questo DEF riconosce una centralità agli interventi sulla mobilità nei grandi centri urbani rilanciando il completamento delle opere realtive alle metropolitane in città come Torino, Milano, Napoli, Catania e Roma, oltre che Firenze per la linea tramviaria.

La conferma di una priorità strategica che vale quasi come un “bonus”, anche se non destina per il momento risorse aggiuntive, ma dà solo certezza di finanziamenti: ora tocca agli enti locali fare la loro parte, razionalizzando i cantieri e sveltendo al massimo le procedure per realizzare i lavori. E anche i cittadini possono impegnarsi concretamente nel processo:  il documento governativo ricorda, infatti, che il  Ministero è impegnato nell’avvio del nuovo sistema informatico per il monitoraggio dello stato di avanzamento delle opere (Open Cantieri), che consentirà un accesso da parte dei cittadini ai dati relativi ai cantieri, realizzando un altro degli obiettivi enunciati dal governo nel DEF 2015, cioè la massima trasparenza negli appalti e nei lavori.

La svolta verso la mobilità sostenibile è evidente non solo negli espliciti richiami contenuti nel DEF, ma nei piani che riguarderanno la riforma del trasporto pubblico locale, dove le aziende saranno incentivate a sviluppare nuove modalità di trasporto ecocompatibili, ma soprattutto l’innovazione tecnologica per sistemi intelligenti di gestione del traffico o l’adozione di sistemi di bigliettazione elettronica, di controllo dei flussi e via via dicendo, inserendo tutto questo percorso nel piano generale di potenziamento delle infrastrutture immateriali e di superamento del “digital divide”. Ma l’attenzione ai problemi della mobilità nei centri urbani grandi e piccoli è evidente anche nella selezione delle cosiddette “micro opere”, i 200 milioni di euro stanziati dal governo per rispondere alle richieste avanzate dai sindaci per interventi di minimo impegno finanziario ma spesso indispensabili per facilitare gli spostamenti verso un nodo trasportistico o altro (un sottopasso o un sovrappasso, ad esempio).

Significativo è anche l’abbandono della logica che vedeva nelle “grandi opere”  non solo un elemento di politica infrastrutturale (che, quando sono necessarie, vanno realizzate), ma anche un cosiddetto volano di sviluppo:  il documento goverantivo ricorda che “l’area Mobilità sostenibile è una delle maggiori industrie per valore della produzione e numero di addetti con importanti investimenti in ricerca e sviluppo (R&D), che sostengono un continuo trend di innovazione tecnologica”. A livello nazionale – spiega ancora il documento – “si stima complessivamente, per i settori della Mobilità sostenibile circa 139.200 imprese, che impiegano 1.351.000 addetti e un fatturato complessivo di circa 116 miliardi di euro.”

Il DEF e l’Allegato Infarstrutture sono solo documenti di programmazione, anche se importanti:  ora devono seguire gli atti concreti, non solo le riforme promesse del trasporto pubblico locale, dei porti e della logistica, ma soprattutto gli interventi di semplificazione a livello burocratico e normativo e l’indispensabile coordinamento con Regioni e enti locali. La drastica “sforbiciata” ai progetti di opere indica chiaramente che i nuovi compiti degli amministratori è conncentrarsi sugli interventi possibili, abbandonando la politica dei sogni e delle promesse continuamente ripetute: ma, alla fine, questo è il compito che spetta a chi vuole veramente amministrare.

 

L’Allegato Infrastrutture dà rilevanza al collegamento strategico tra le scelte di investimento adottate dal Governo e dal Parlamento e gli indirizzi comunitari, a partire dall’integrazione tra i nodi portuali, aeroportuali, intermodali e urbani con i 4 Corridoi multimodali TEN-T che attraversano l’Italia.

In tal senso, l’Allegato Infrastrutture indica la scelta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di individuare in un unico Documento pluriennale di pianificazione (DPP), introdotto dal decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 228, lo strumento di programmazione che includerà e renderà coerenti tutti i piani e i programmi d’investimento per opere pubbliche di propria competenza. In vista della definizione entro settembre 2015 del DPP

In terzo luogo, sulla base delle predette linee strategiche, dello stato di avanzamento e della possibilità di prevalente finanziamento con capitale privato, il Programma delle infrastrutture strategiche identifica 25 opere prioritarie, per un costo totale di 70,9 miliardi di euro e coperture finanziarie pari a 48 miliardi di euro, rispondendo da un lato a una diffusa esigenza di razionalizzazione e, dall’altro, a un sano esercizio di realismo finanziario finalizzato a selezionare un ristretto numero di opere sulle quali convogliare le risorse pubbliche e private disponibili

L’11 dicembre 2013 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno approvato i Regolamenti nn. 1315 e 1316 con i quali si definisce il nuovo orientamento in materia di rete transeuropea dei trasporti TEN-T, improntato a rendere efficace e vincolante l’utilizzo dei fondi che la UE eroga ai progetti di interesse ALLEGATO AL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2015 MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE 29 comune a valere sulle risorse della Connecting Europe Facility (CEF), del FESR, del Fondo di Coesione e dei prestiti della Banca europea per gli investimenti. I Regolamenti fissano al 2030 il termine per completare la rete

Il Consiglio TTE (Trasporti, Telecomunicazioni e Energia) del 3 dicembre 2014 ha adottato all’unanimità le conclusioni della Presidenza italiana, originate nel Consiglio informale di Milano, prendendo atto con soddisfazione che la pianificazione strategica dei Corridoi, elaborata sulla base dei nuovi Regolamenti TEN-T e dei Piani di Lavoro dei Coordinatori europei, consente a tutti gli Stati membri di disporre finalmente di un quadro di riferimento adeguato per formulare le richieste di finanziamento, a partire dai primi bandi della Connecting Europe Facility

L’area Mobilità sostenibile è una delle maggiori industrie per valore della produzione e numero di addetti con importanti investimenti in ricerca e sviluppo (R&D), che sostengono un continuo trend di innovazione tecnologica. A livello nazionale si stima complessivamente, per i settori della Mobilità sostenibile circa 139.200 imprese, che impiegano 1.351.000 addetti e un fatturato complessivo di circa 116 miliardi di euro. In particolare, questi dati complessivi risultano dalla somma dei tre settori monitorati da Istat, in particolare il Trasporto e magazzinaggio, la Fabbricazione di veicoli e la Fabbricazione di altri mezzi di trasporto

Un Piano di interventi realistici e maturi Il piano degli interventi realistici e maturi richiesto dalle condizionalità ex ante si pone come declinazione operativa della strategia precedentemente richiamata e a garanzia di una sua concreta realizzabilità entro il periodo di programmazione

L’Allegato Infrastrutture di quest’anno presenta alcune novità rilevanti che rispondono a esigenze da tempo emerse a livello europeo e nazionale. In primo luogo, contiene la valutazione ex ante dei fabbisogni di infrastrutture e servizi prevista dall’art. 3, comma 4 del decreto legislativo n. 228/2011, come richiesto dalla delibera CIPE n. 26/2014. In secondo luogo, identifica le linee strategiche nazionali nel campo dei trasporti (cfr. capitolo II). In terzo luogo, sulla base delle predette linee strategiche, il Programma delle infrastrutture strategiche (PIS) identifica un gruppo di opere prioritarie rispondendo da un lato a una diffusa esigenza di razionalizzazione e, dall’altro, a un sano esercizio di realismo finanziario finalizzato a selezionare un ristretto numero di opere sulle quali convogliare le risorse pubbliche e private disponibili.