La mobilità sostenibile in Italia. Senza strumenti legislativi non si va da nessuna parte

In un’epoca di cambiamenti climatici ed emergenze ambientali si fa ormai un gran parlare di mobilità sostenibile e riduzione dell’inquinamento atmosferico. Ma che cosa sta facendo di preciso il nostro Paese su questo tema? Siamo effettivamente pronti a sviluppare e sostenere un nuovo modo di muoverci?

L’argomento è attualmente oggetto di una proposta di legge presentata lo scorso 19 gennaio alla Camera dei Deputati, primo firmatario l’onorevole Arturo Scotto di Sinistra Ecologia e Libertà, e che in questo momento giace, in attesa di discussione, in Commissione Trasporti.

Come ricorda il testo il concetto di mobilità sostenibile è stato introdotto con il decreto del Ministero dell’Ambiente il 27 marzo 1998. Data la mancanza di un vero e proprio piano di intervento a livello nazionale e sovranazionale i problemi di gestione degli interventi sono stati scaricati sulle amministrazioni locali. L’argomento in questione abbraccia vari settori della mobilità, coinvolge ad esempio il trasporto pubblico locale, le corsie preferenziali, le piste ciclabili, il park pricing, il car sharing e car pooling, gli interventi di blocco del traffico e, non ultimo, il mobility manager. Tale figura, definita dai deputati “mitologica”, avrebbe dovuto avere la funzione di analizzare le esigenze di mobilità dei dipendenti delle aziende pubbliche e private agevolando e migliorando la viabilità nelle nostre città. Di fatto, essendo la nomina nella aziende private un fatto puramente facoltativo, la norma è rimasta inattuata.

Il documento attuale, presentato dai Deputati, intende quindi promuovere e sostenere gli strumenti previsti nel decreto del 1998. In particolare, i proponenti prevedono all’articolo 1 il rifinanziamento di 150 milioni di euro all’anno per ciascun anno del triennio 2015-2017 del Fondo per la mobilità sostenibile. Tale Fondo dovrà essere finalizzato a sostenere le politiche di incentivazione, soprattutto nelle grandi aree urbane, attraverso il potenziamento e l’aumento dell’efficienza dei mezzi pubblici, l’incentivazione dell’intermodalità e la promozione di reti urbane di percorsi destinati alla mobilità ciclistica.

All’articolo 2 viene chiesta la reintroduzione della possibilità di portare in detrazione le spese sostenute per l’acquisto dell’abbonamento annuale ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Tale disposizione, introdotta dal Governo Prodi nella Legge finanziaria del 2008, secondo i Deputati contribuirebbe a incentivare il trasporto pubblico locale a scapito del trasporto privato.

La redazione del Piano nazionale della mobilità è oggetto dell’articolo 3. Il documento dovrà essere elaborato, deciso e attuato attraverso un processo di valutazione ambientale strategica, com’è obbligo nei Paesi dell’Unione europea.  Un tentativo in questi termini era stato fatto nel 2001 quando il nostro Paese concepì il Piano generale dei trasporti e della Logistica (PGTL), in cui si denunciava il forte squilibrio verso la “strada” e si proponeva di concentrare l’attenzione al problema delle brevi-medie distanze, delle città e delle aree metropolitane, considerate una delle emergenze del nostro Paese. Viene da dire che se dopo 14 anni stiamo ancora cercando di affrontare questi temi evidentemente il Piano non è stato poi così efficace.

Infine, all’articolo 4 si parla della copertura finanziaria del provvedimento che dovrebbe “vivere” sostanzialmente grazie all’abrogazione di alcune norme introdotte dalla Legge di Stabilità 2015 in cui si prevede lo stanziamento di 270 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016, 2017, 2018 (ovvero 1 miliardo e 80 mila euro) solo per la categoria degli autotrasportatori al fine di prevedere il ripristino al 100 per cento delle agevolazioni sulle accise per le quali dal 1° gennaio 2015 sarebbe stata applicata la riduzione del 15 per cento in virtù dell’applicazione dell’articolo 1, commi 577 e 578, della Legge n. 147 del 2013.

Insomma il testo in questione potrebbe essere un buon punto di partenza per iniziare a parlare seriamente di mobilità sostenibile creando così le condizioni per una nuova concezione della mobilità per le nostre città.