La lezione dell’emergenza smog: servono interventi strutturali

Nel nostro Paese siamo abituati a mobilitarci solo per le “emergenze”. Non ha fatto eccezione l’ultima situazione di allarme per i livelli di inquinamento raggiunti per effetto delle condizioni climatiche, che a loro volta rappresentano un’emergenza sia pure a livello globale. Le risposte hanno coinvolto – per certi versi, addirittura in prima linea – il settore dei trasporti, con i provvedimenti di blocco più o meno prolungato al traffico automobilistico privato nei centri cittadini, di circolazione consentita a targhe alterne e forme di incentivazione al trasporto pubblico con concessione di biglietti quasi gratuiti.

Come ha sottolineato anche il presidente di ASSTRA, Massimo Roncucci, si tratta di interventi “spot”, episodici, disorganici e di corto raggio che costituiscono “esattamente il contrario di quello di cui c’è bisogno”. E’ ancora Roncucci a sottolineare che per risolvere alla radice i problemi emersi in questa ulteriore emergenza “bisogna uscire dal circolo vizioso degli interventi emergenziali e puntare allo sviluppo dei trasporti pubblici locali”. Da tempo ASSTRA insiste per soluzioni strutturali, e – in particolare – mai come in questa occasione sarebbe stato il momento per attivare con immediatezza il Fondo nazionale per rinnovare la flotta degli autobus (che – come è noto – presenta il poco invidiabile primato della maggiore anzianità dei mezzi in Europa) e favorire le scelte dei Comuni per potenziare il sistema dei trasporti pubblici, premessa indispensabile per attuare politiche di regolazione al traffico privato realmente incisive come in molte città europee o – in Italia – in città come Milano.

I dati della “emergenza” che riguarda il settore dei trasporti sono noti a tutti e dovrebbero costituire una preoccupazione costante al di là delle fasi in cui i problemi realmente esplodono per effetto delle avverse condizioni climatiche. Non c’è solo l’inquinamento ambientale a condizionare la vita delle nostre città, ma anche l’inquinamento acustico, i danni per le incidentalità, per non parlare delle conseguenze in termini economici e di qualità della vita delle popolazioni che gravitano intorno ai centri cittadini, Investire sulla soluzione di questi problemi, servirebbe non solo a evitare di ricadere nelle situazioni di emergenze, ma darebbe nuovo impulso a una prospettiva di sviluppo delle nostre città secondo criteri di modernità ed efficienza. E, invece, anche quei provvedimenti (in parte annunciati, ma di fatto mai portati a termine) di investimenti ormai indilazionabili per il rinnovo del parco rotabili rimangono sempre sulla carta, mentre ancora più carenti risultano le politiche di programmazione per interventi realmente incisivi negli ambiti urbani: manca un politica di intervento sui nodi infrastrutturali e manca anche qualsiasi possibilità di coordinamento degli interventi delle varie amministrazioni locali. Il caso dell’inquinamento in un’area come la pianura padana affrontato ognuna per proprio conto da ciascuna amministrazione locale segnala la “emergenza” di uno di quei problemi
che il nostro Paese sembra incapace di risolvere.

Per dirla con una battuta, la lezione di questi ultimi avvenimenti è che sarebbe meglio rivolgersi ai “maghi dei trasporti” piuttosto che ai “maghi della pioggia”, o meglio sarebbe bene fare proprio a meno della magia, ma nel nostro
Paese a volte questo traguardo sembra sempre lontano.