Incidente ferroviario Puglia: tutti parlano, nessuno entra nel merito

Dice Marco Ponti: “Le linee ferroviarie locali sono quasi tutte a binario singolo, e questo in tutto il mondo, Svizzera, Germania e Francia comprese. Nessuno si sogna di raddoppiare una linea a semplice binario che può portare senza problemi 80 treni al giorno se ne passano 40. Vi son stati terribili incidenti anche su linee a doppio binario, anche in Europa, e anche sull’alta velocità”. Ed anche causate, come nel caso spagnolo esclusivamente dal fattore umano”. “Ciò nonostante – prosegue Ponti – il modo ferroviario rimane molto più sicuro di aerei e automobili, nonostante il tristissimo episodio dei giorni scorsi. Quanti morti ci sono stati sulle linee in concessione negli ultimi cinquant’anni? Siamo, secondo i media italiani, ad una situazione paragonabile a quella che si avrebbe chiedendo di tornare ai quadrimotori perché c’è stato un incidente aereo a un bimotore, con 100 morti. E non si può dimenticare che sulle strade ci sono 5 morti al giorno, cioè 35 a settimana, ma questo non fa notizia, siamo abituati, anche perché non ce la si può prendere con un capro espiatorio specifico”. Le inchieste (quella tecnico-amministrativa e quella giudiziaria) stabiliranno le responsabilità dell’incidente pugliese, ma ciò che più ci colpisce, noi che di trasporti ci occupiamo tutti i giorni, è lo sciacallaggio dei giornali e delle trasmissioni televisive, che magari non si accorgono che lo stesso sistema di blocco telefonico è utilizzato alle porte di Roma per una linea che passa di fianco alla sede Rai di Grottarossa. L’incidente è stato gravissimo ma il guazzabuglio che si è sollevato sui binari unici, il blocco telefonico, le ferrovie del Sud Italia e le linee regionali ha dell’incredibile. Ed il portato sui social network ha reso tutti i cittadini italiani ingegneri ferroviari. Chi smanetta su Facebook si sente allenatore di calcio durante gli numero 64- 19 Luglio 2016 3 Europei, investigatore durante le inchieste per omicidio, costituzionalista quando si parla di Costituzione e, quindi, progettista di linee ferroviarie. In Parlamento c’è chi ha tuonato: “vogliamo impegni dal Governo per l’immediato raddoppio delle linee a binario unico” e chi (grave perché editorialista esperto nonché parlamentare europeo) ha sostenuto che l’incidente di Corato è frutto “delle liberalizzazioni selvagge delle ferrovie”. Scempiaggini, come sanno bene i nostri lettori, perché di liberalizzazioni in Italia se ne sono viste, ma non per questi servizi ferroviari (a parte i servizi AV e quelli merci) e tantomeno per la rete delle Ferrovie Nord Barese che sono sempre state private e semmai sono un concessionario della Regione Puglia, che è responsabile degli adeguamenti strutturali della rete. Si è puntato il dito sui ritardi nel raddoppio del binario tra Andria e Corato, con l’obiettivo delle macchine da presa sui binari in mezzo agli ulivi. Come è ovvio non ci vuol nulla a fare i raddoppi in campagna, il problema è l’ingresso in città, ed Andria non è un paesino, ma una città di 100mila abitanti (Barletta ne ha altri 100mila e Corato 50mila). Il “percorso partecipativo” che ha impegnato istituzioni locali e cittadini ha avuto bisogno di tempo ed ha portato alla definizione di un progetto che prevede un interramento della linea per 4 km e la costruzione di una nuova stazione. Se gli espropri avessero fatto radere al suolo alcune decine di case sarebbe stato l’inferno, ed i tempi per i ricorsi ai vari Tar infiniti. I nostri commentatori sono i primi a criticare quando non si concordano i progetti con i cittadini, e quando si concordano, si critica ugualmente, ma dall’altra parte.