Ferrovie Italiane, un “campione nazionale” che sfonda anche sul mercato internazionale

“Le Ferrovie dello Stato Italiane conquistano il Regno Unito”. Il titolo che un grande quotidiano ha attribuito all’operazione di acquisizione da parte di Trenitalia di una società ferroviaria inglese (la National Express Essex Thameside, con un fatturato di circa 200 milioni di euro e circa 600 dipendenti) ha un’enfasi forse un po’ eccessiva, ma rappresenta comunque una di quelle notizie che meriterebbero molta attenzione, oltre che a un giustificato compiacimento. Stiamo parlando, infatti, della penetrazione in uno dei mercati ferroviari più competitivi (quello della Gran Bretagna, completamente aperto alle gare per l’aggiudicazione dei servizi sulle varie tratte di linee in cui è suddivisa la rete) e di un’acquisizione che è in qualche maniera il prodromo ad una presenza sul mercato britannico ancora più significativa, dato che la stessa Trenitalia è tra i pochi concorrenti selezionati per aggiudicarsi la gestione del servizio ferroviario su un collegamento decisamente più importante, quello tra Edimburgo e Londra, finora gestito da Virgin Rail, uno dei campioni del processo di privatizzazione nel settore ferroviario. Stiamo parlando anche di un’azienda che, fino a una diecina d’anni fa, partiva appesantita da bilanci in profondo rosso, che ereditava a sua volta la tradizione di “carrozzone statale” che solo “i matti che si credono Napoleone” avrebbero pouto rimettere in carreggiata. Oggi il gruppo Ferrovie dello Stato Italiane è uno dei pochi campioni nazionali che riesce a macinare utili e incrementi di produttività, che è il principale gruppo investitore del Paese, che ha presentato un Piano industriale che – pur se in un’orizzonte decennale – mobilita risorse per quasi 100 miliardi di euro (94 mld, per la precisione) e che, soprattutto, si avvia a diventare un protagonista anche sul mercato internazionale, costituendo una delle migliori dimostrazioni di quell’assioma (teorizzato da molti, ma abbastanza complicato da mettere in pratica) che intravede nella globalizzazione non solo una minaccia, ma anche una fonte di grandi opportunità. Anche se questi processi non sono seguiti con la giusta attenzione dai media, è un fatto che il gruppo FSI ha oggi un ruolo e una presenza che si potrebbe definire “multinazionale”, anche se la proprietà rimane interamente e saldamente in mano pubblica (anche la prevista quotazione in borsa della società che gestisce il servizio di Alta Velocità riguarderà, in ogni caso, una quota non maggioritaria). Nel settore passeggeri, e in particolare nel trasporto pubblico loacele e regionale, Trenitalia è presente già da alcuni anni in Germania con la società Netinera; è presente in Francia con la società Thello e ha recentemente acquisito la società dei trasporti delle ferrovie greche, Trainose, assicurandosi la gestione della principale linea di collegamento di quel paese, la Atene-Salonicco. Ma i progetti di espansione all’estero sono ancora più ambiziosi: FSI conta, infatti, di esportare all’estero il successo del servizio delle Freccie (con il nuovo Frecciarossa 1000, considerato uno dei treni più d’avanguardia in Europa) su alcune delle linee più importanti e più trafficate d’Europa, dalla Parigi-Bruxelles alla Parigi-Bordeaux, per proseguire con l’Amburgo-Colonia e la Milano-Zurigo-Francoforte, collegamento sul quale è previsto che che già a fine 2017 prenda il via un servizio che attraverserà tre paesi. “Grandi manovre” che preludono a quell’appuntamento del 2019-2020, in cui è previsto che l’intero mercato ferroviario dell’Unione Europea si apra alla concorrenza nel settore del trasporto passeggeri, secondo le ultime decisioni assunte in sede UE. Il gruppo FSI non nasconde di voler diventare un essenziale punto di riferimento anche nel mercato allargato del trasporto pubblico locale nazionale, non solo completando il progetto di integrare nella rete nazionale anche quei chilometri di linee attualmente gestiti dalle varie ferrovie regionali, ma anche nei settori dei trasporti sia urbani che extraurbani effettuati con autobus. Il piano industriale FSI prevede, anche in questo caso, obiettivi ambiziosi: nel mercato del TPL, l’obiettivo è di salire dal 6 per cento di market share del 2015 fino al 25 per cento nel 2026. Progetti di sviluppo che viaggiano sul territorio nazionale e internazionale e segnalano un protagonismo che vive più di fatti che di enfatici programmi, un esempio di concretezza che dovrebbe trovare molti altri epigoni nel nostro Paese.