Expo: un successo basato soprattutto su un sistema di trasporti efficiente. Un modello da seguire

Considerata la (non) attenzione che il nostro Paese dedica ai trasporti, non può sorprendere che venga sottovalutato il ruolo del sistema trasportistico nel successo della manifestazione. Appare, anzi, addirittura singolare che una delle tante istituzioni  uffici studi o quant’altro non abbia compiuto alcuna rilevazione non foss’altro statistica  che riportava qualche dato complessivo e un minimo di analisi dei fenomeni di mobilità: questioni che non interessano, evidentemente, che sottolineano ancora una la disattenzione generale ai flussi di traffico, mai indagati in maniera seria e affidati a criteri scientifici e realmente indipendenti.

Bisogna così affidarsi ai dati comunicati dalle varie aziende che hanno gestito i processi di mobilità e che non hanno alcun motivo di mentire (ma una rilevazione indipendente è un’altra cosa): ciascuna azienda presenta così bilanci più che lusinghieri, anzi – per dirla tutta – dati che indicano un vero e proprio boom del trasporto pubblico e un bilancio più che deprimente per il trasporto privato. Del resto, è l’esperienza quotidiana che avrebbe potuto fare qualsiasi osservatore in qualsiasi ora della giornata sostando per alcune ore nell’area della manifestazione: parcheggi sostanzialmente vuoti, folle oceaniche in costante uscita dai tornelli della metropolitana o dalla stazione ferroviaria e analoghi movimenti nei flussi di uscita. Onore, quindi, a TreNord, che ha costruito un sistema di collegamenti che ha valorizzato le enormi potenzialità della rete lombarda, consentendo in poco più di un’ora di arrivare fino ai confini della Svizzera o in gran parte del territorio regionale, e onore a ATM (che ha inaugurato per l’occasione anche nuove linee della già efficiente metropolitana cittadina) e alle altre aziende locali che hanno gestito servizi pubblici. Per una volta, si può dire che tutto ha funzionato alla perfezione e – anche qui per la prima volta, anche se il dato è sconfortante  – si è potuto verificare quale contributo alla facilità e qualità della vita dei cittadini e al sostegno economico può dare un sistema dei trasporti efficiente e all’altezza delle grandi città europee o di mezzo mondo civilizzato.

L’importante – lo sostengono oggi in molti, anche tra i grandi editorialisti – è che questa esperienza non vada dispersa. Ha cominciato a sottolinearlo giustamente Erasmo D’Angelis, che oggi dirige l’Unità, ma che ha fatto esperenza in corpore vili  dirigendo proprio la task force per la riorganizzazione del trasporto locale nel periodo in cui è stato sottosegretario ai Trasporti. D’Angelis ha sottolineato in un suo editoriale che ora tocca ai porti e ai bus aprire un nuovo capitolo visto che l’Expo ha dimostrato che “tutto è possibile” e partendo dal presupposto che “ci siamo stufati di essere ultimi in Europa per chilometri di metropolitane e di applaudire altri Paesi che progettano e sono dotati di reti e sistemi trasportistici sempre più avanzati, moderni, tecnologici ed ecologici”. Parole da sottoscrivere al cento per cento, aggiungendo solo che – se si verificasse l’opinione tra la gente – l’aggettivo usato sarebbe probabilmente più colorito del “ci siamo stufati”.

Sarà per caso o per uno di quegli strani scherzi della storia, oggi c’è un’occasione a portata di mano per mostrare davvero che l’Italia ha voltato pagina e che lo “spirito dell’Expo” può positivamente contaminare l’intero Paese, e l’occasione è offerta proprio di affrontare con decisione (se non risolvere) i problemi di mobilità della Capitale, sulla cui situazione attuale non vale la pena di spendere molte parole perché quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Urgono decisioni urgenti (la ripetizione è voluta), ma soprattutto cambi radicali di indirizzo che denotino realmente una capacità di svolta. E una svolta – diciamola tutta – non si può realizzare soltanto riorganizzando la “derelitta” Atac (che, dal suo canto, in questi anni ha fatto di tutto per diventare la cenerentola d’Italia). Si può giudicare in un modo o nell’altro l’azione dell’ex assessore Improta, ma non si può negare che aveva posto con chiarezza i limiti di una legislazione che, tra conflitti di competenze e pastoie più o meno burocratiche, non assegna alla Capitale le dovute risorse nonostante che, sul suo territorio, si concentri la maggior parte (e con percentuali preponderanti) della mobilità territoriale nell’area metropolitana ed extra-metropolitana. Servono risorse per garantire i servizi secondo l’andamento dei “flussi di traffico” (e ci risiamo), ma soprattutto serve una politica che – anche a livello nazionale – liberi le aziende del TPL dalla morsa che oggi – in pratica – le costringe a non investire sul rinnovo del parco rotabili (assolutamente indispensabile), perché strozzate da bilanci che – nel migliore dei casi – riescono a stento a garantire il mantenimento dei costi del personale.  Il successo dell’Expo deriva dal fatto che, per una volta tanto, le varie amministrazioni e le aziende coinvolte hanno collaborato pienamente per costruire un sistema di servizi integrato da offrire all’utenza: sta qui un segreto che può sembrare quello di Pulcinella, ma che è in realtà la ricetta che andrebbe applicata a tutti i livelli. Dopodichè l’Expo può diventare la pagina che apre un nuovo libro di storia, che tutti (intesi come noi cittadini) siamo ansiosi di leggere. Se davvero questo è diventato il Paese dove “tutto è possibile”, è il momento di dimostrarlo, cominciando già da domani.